NEL 2026 I MEDICI E I BIOLOGI NUTRIZIONISTI POSSONO IGNORARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA MIA OPINIONE
INDICE DEI PARAGRAFI
INTRODUZIONE
IGNORARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SIGNIFICA SOLTANTO NON UTILIZZARLA
PERCHÉ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RIGUARDA GIÀ LA PRATICA SANITARIA
CONOSCERE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SIGNIFICA DELEGARLE LE DECISIONI
LE RESPONSABILITÀ PROFESSIONALI NON POSSONO ESSERE TRASFERITE A UN ALGORITMO
DATI SANITARI, RISERVATEZZA E STRUMENTI GRATUITI
IL PROBLEMA DELLE RISPOSTE PLAUSIBILI MA SBAGLIATE
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RAPPORTO CON IL PAZIENTE
L’ALFABETIZZAZIONE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PREVISTA DALL’AI ACT
UN METODO PRUDENTE PER INTEGRARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
LA MIA OPINIONE
CONCLUSIONE
INTRODUZIONE
Nel 2026 un medico o un biologo nutrizionista può scegliere di non utilizzare direttamente strumenti di intelligenza artificiale, ma difficilmente può permettersi di ignorarne l’esistenza, le possibilità e i rischi. L’intelligenza artificiale è già presente nei motori di ricerca, nei software sanitari, nei dispositivi medici, nei sistemi di elaborazione delle immagini, nelle applicazioni utilizzate dai pazienti e negli strumenti che producono testi, riassunti e raccomandazioni. La questione, quindi, non è stabilire se ogni professionista debba trasformarsi in un informatico. La vera domanda è comprendere quale livello di conoscenza sia ormai necessario per esercitare la professione con consapevolezza, responsabilità e capacità critica.
IGNORARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SIGNIFICA SOLTANTO NON UTILIZZARLA
Non utilizzare volontariamente un’applicazione di intelligenza artificiale è una scelta possibile. Ignorare completamente questa tecnologia è una situazione diversa.
Il paziente può arrivare alla visita con una dieta generata automaticamente, con l’interpretazione dei propri esami, con l’elenco delle possibili diagnosi o con suggerimenti riguardanti farmaci e integratori. Il professionista deve essere in grado di valutare quelle informazioni, riconoscere gli errori e spiegare perché una risposta apparentemente precisa potrebbe non essere clinicamente appropriata.
Anche chi non adopera personalmente questi strumenti può incontrarne gli effetti. L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui le persone cercano informazioni, interpretano i sintomi e costruiscono le proprie convinzioni sulla salute. Ignorare il fenomeno potrebbe quindi ridurre la capacità del professionista di comprendere il percorso informativo compiuto dal paziente prima della visita.
PERCHÉ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RIGUARDA GIÀ LA PRATICA SANITARIA
L’intelligenza artificiale può sostenere numerose attività: organizzazione delle informazioni, sintesi della letteratura, preparazione di materiali educativi, trascrizione di colloqui, analisi preliminare di dati, controllo della coerenza di un documento e supporto alla comunicazione.
In campo medico può contribuire all’interpretazione delle immagini, alla stratificazione del rischio e al monitoraggio di alcuni parametri. Nell’attività del biologo nutrizionista può essere utilizzata per organizzare l’anamnesi, confrontare dati nel tempo, preparare schemi educativi e rendere più comprensibili concetti metabolici complessi.
Queste applicazioni non possiedono tutte lo stesso livello di rischio. Un sistema impiegato per correggere la forma di un testo non è equivalente a uno strumento che influenza una diagnosi, una decisione terapeutica o l’accesso a un servizio sanitario. Occorre valutare ogni sistema in base alla finalità dichiarata, ai dati trattati e alle conseguenze che il suo risultato può produrre.
CONOSCERE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON SIGNIFICA DELEGARLE LE DECISIONI
Conoscere uno strumento non significa accettarne automaticamente le conclusioni. Una formazione adeguata dovrebbe permettere al professionista di comprendere almeno quattro aspetti: che cosa può fare il sistema, quali sono i suoi limiti, quali dati riceve e quali conseguenze potrebbe generare un errore.
L’intelligenza artificiale generativa elabora risposte sulla base di modelli statistici. Non visita il paziente, non raccoglie autonomamente un’anamnesi completa, non percepisce sempre le contraddizioni cliniche e non possiede una responsabilità professionale. Può offrire un contributo informativo, ma non sostituisce il giudizio costruito attraverso formazione, esperienza, osservazione e confronto con la persona.
La tecnologia dovrebbe aumentare la capacità del professionista di ragionare, non ridurla. Se il suo risultato viene accettato senza verifica, il supporto digitale può trasformarsi in una forma di delega impropria.
LE RESPONSABILITÀ PROFESSIONALI NON POSSONO ESSERE TRASFERITE A UN ALGORITMO
Quando un medico o un biologo nutrizionista utilizza un sistema di intelligenza artificiale, la responsabilità della valutazione professionale rimane umana. Non è sufficiente affermare che una determinata indicazione è stata suggerita da un programma.
Il professionista deve controllare la correttezza dell’output, confrontarlo con le condizioni individuali, considerare le alternative e documentare le decisioni rilevanti. Questo principio assume un’importanza maggiore quando l’elaborazione può influenzare una diagnosi, un trattamento, una prescrizione dietetica o la gestione di una persona vulnerabile.
L’intelligenza artificiale può essere un secondo lettore, un assistente nella ricerca o uno strumento di organizzazione. Non dovrebbe diventare un decisore invisibile. La supervisione umana non consiste nel premere un pulsante di conferma, ma nel comprendere, verificare e, quando necessario, respingere il risultato proposto.
DATI SANITARI, RISERVATEZZA E STRUMENTI GRATUITI
Uno dei rischi più concreti riguarda l’inserimento di dati personali e sanitari nelle piattaforme digitali. Referti, fotografie, anamnesi, nomi, date di nascita e informazioni cliniche non dovrebbero essere trasferiti in un sistema senza avere verificato le condizioni di utilizzo, le misure di sicurezza, le finalità del trattamento e la presenza di una base giuridica adeguata.
Eliminare il nome del paziente non garantisce sempre un’anonimizzazione effettiva. Una combinazione di età, patologia rara, località, professione e storia clinica potrebbe rendere nuovamente identificabile la persona.
Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale non sostituisce il Regolamento generale sulla protezione dei dati. I due quadri normativi operano insieme. Lo stesso AI Act precisa che gli obblighi dei fornitori e degli utilizzatori professionali restano subordinati anche alla normativa europea e nazionale sulla protezione dei dati personali. Il fatto che un’applicazione sia facilmente accessibile o gratuita non significa che sia appropriata per trattare informazioni sanitarie.
IL PROBLEMA DELLE RISPOSTE PLAUSIBILI MA SBAGLIATE
I sistemi generativi possono produrre testi chiari, ordinati e linguisticamente convincenti anche quando contengono errori. Possono inventare riferimenti bibliografici, confondere linee guida, omettere controindicazioni o formulare conclusioni più sicure di quanto consentano le evidenze.
In ambito sanitario la qualità formale della risposta non coincide con la sua validità scientifica. Ogni informazione rilevante deve essere confrontata con fonti affidabili, linee guida aggiornate e caratteristiche individuali del paziente.
La verifica non dovrebbe essere effettuata chiedendo allo stesso sistema di confermare ciò che ha appena prodotto. Servono fonti indipendenti, documenti istituzionali, letteratura scientifica e competenza professionale. Più una risposta può influenzare la salute, maggiore deve essere il livello di controllo.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RAPPORTO CON IL PAZIENTE
Il rischio non è soltanto tecnico. Un uso eccessivamente automatizzato può impoverire l’ascolto, ridurre la persona a un insieme di parametri e creare una falsa impressione di personalizzazione.
Una dieta può apparire individuale perché contiene il nome, il peso e il fabbisogno energetico del paziente, pur non considerando adeguatamente la storia alimentare, le condizioni economiche, la cultura, la capacità di cucinare, i farmaci, il sonno, le emozioni e la disponibilità al cambiamento.
La personalizzazione autentica non coincide con la produzione automatica di un documento. Nasce dall’incontro tra evidenze scientifiche, dati clinici, esperienza professionale e caratteristiche della persona. L’intelligenza artificiale può liberare tempo dalle attività ripetitive, ma quel tempo dovrebbe essere restituito all’ascolto e alla relazione.
L’ALFABETIZZAZIONE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PREVISTA DALL’AI ACT
Il Regolamento europeo 2024/1689, conosciuto come AI Act, ha introdotto un elemento rilevante. L’articolo 4 stabilisce che i fornitori e i soggetti che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale sotto la propria autorità devono adottare misure affinché il personale coinvolto possieda un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale. Il livello deve essere proporzionato alle conoscenze, alla formazione, al contesto di utilizzo e alle persone sulle quali il sistema può produrre effetti.
Questa disposizione è applicabile dal 2 febbraio 2025. Dal 2 agosto 2026 è diventata applicabile la parte principale dell’AI Act, pur con scadenze differenziate per alcune categorie di sistemi ad alto rischio. Il calendario europeo ha subito modifiche e semplificazioni, per cui la classificazione e gli obblighi relativi a uno specifico sistema devono essere verificati sul testo vigente e sulla sua effettiva finalità d’uso.
L’articolo 4 non impone a ogni medico o biologo nutrizionista di usare l’intelligenza artificiale. Se un professionista o una struttura la utilizza nell’attività, non è però più ragionevole considerare la formazione un elemento facoltativo. La competenza richiesta non è necessariamente informatica: comprende la capacità di riconoscere limiti, rischi, errori, implicazioni etiche e modalità corrette di supervisione.
UN METODO PRUDENTE PER INTEGRARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’integrazione responsabile dovrebbe iniziare da attività a basso rischio, come l’organizzazione di testi non contenenti dati identificativi, la preparazione di materiali divulgativi e la costruzione di bozze da sottoporre a controllo professionale.
Prima di adottare uno strumento sarebbe opportuno definirne la finalità, verificare chi tratta i dati, stabilire quali informazioni non devono essere inserite, predisporre una procedura di controllo e documentare la formazione ricevuta. È utile anche distinguere tra strumenti generativi di uso generale e software progettati per finalità mediche o sanitarie specifiche.
L’uso dell’intelligenza artificiale dovrebbe seguire un principio semplice: più elevata è la possibile conseguenza dell’errore, più rigorosi devono essere la validazione, la supervisione e la tracciabilità.
LA MIA OPINIONE
La mia opinione è che nel 2026 medici e biologi nutrizionisti non possano ignorare l’intelligenza artificiale. Possono decidere di non utilizzarla in determinate attività, ma devono conoscerla abbastanza da comprenderne l’impatto sulla professione e sui pazienti.
Ignorarla non protegge automaticamente dagli errori. Può, al contrario, rendere più difficile riconoscere una dieta automatica inadeguata, una falsa informazione scientifica, una risposta sanitaria priva di contesto o un uso improprio dei dati.
Non credo che l’intelligenza artificiale debba sostituire il professionista. Credo che il professionista capace di utilizzarla con competenza, prudenza e senso critico possa offrire un servizio più organizzato, aggiornato e comprensibile. Il valore non risiede nello strumento, ma nel metodo con cui viene impiegato.
Il sanitario del futuro non sarà colui che delega tutto all’algoritmo e neppure colui che rifiuta ogni innovazione. Sarà il professionista che saprà conservare la centralità della persona, verificare le informazioni, proteggere i dati e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
CONCLUSIONE
Nel 2026 non esiste un obbligo generale per ogni medico o biologo nutrizionista di adottare strumenti di intelligenza artificiale. Esiste, però, una crescente responsabilità culturale e professionale nel comprenderli. Quando questi sistemi vengono utilizzati nell’attività lavorativa, l’AI Act introduce anche un preciso principio di alfabetizzazione proporzionata al contesto e ai rischi. L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento sottoposto al controllo umano. La competenza professionale, il rispetto della persona, la protezione dei dati e la verifica delle evidenze continuano a rappresentare il centro della medicina e della nutrizione.
DISCLAIMER
I contenuti sono generati con l’ausilio di ChatGPT e verificati con Gemini, sulla base di idee nate dal mio lavoro di biologo nutrizionista ed esperto in IA per la sanità e la nutrizione. Ogni testo è esaminato, adattato e validato secondo le mie competenze professionali. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la consulenza di un professionista sanitario qualificato.
GLOSSARIO
AI Act: Regolamento europeo che disciplina lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale secondo un approccio basato sul rischio.
Alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale: insieme di conoscenze e competenze necessarie per comprendere possibilità, limiti, rischi e uso corretto dei sistemi di intelligenza artificiale.
Intelligenza artificiale generativa: tecnologia capace di produrre testi, immagini, audio o altri contenuti a partire dalle istruzioni ricevute.
Output: contenuto, previsione, raccomandazione o decisione prodotto da un sistema di intelligenza artificiale.
Supervisione umana: controllo consapevole esercitato da una persona competente sul funzionamento e sui risultati di un sistema.
Sistema ad alto rischio: sistema di intelligenza artificiale che, in base alla finalità e al contesto previsti dalla normativa, può incidere in modo significativo sulla salute, sulla sicurezza o sui diritti fondamentali.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Organizzazione mondiale della sanità. Ethics and governance of artificial intelligence for health
Organizzazione mondiale della sanità. Guidance on large multi-modal models for health
👨⚕️ DR ORICCHIO GENNARO
🧬 BIOLOGO 🍽️ NUTRIZIONISTA – 👨⚕️ ANALISTA DELLA SALUTE
📕 Numero Iscrizione Albo Sezione A: AA_091060
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