COME SCEGLIERE IL TRATTAMENTO PIÙ ADATTO AL PAZIENTE E SUPERARE LA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO
INTRODUZIONE
L’obesità è una malattia cronica, complessa e multifattoriale, che rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica. La sua gestione richiede un approccio che non si limiti alla riduzione del peso corporeo, ma consideri le condizioni metaboliche, le abitudini alimentari, i fattori psicologici, le complicanze cliniche e la capacità del paziente di modificare comportamenti consolidati nel tempo.
Questo articolo prende spunto dal convegno scientifico «Obesità: integrazione tra terapia farmacologica e chirurgia», svoltosi sabato 31 ottobre 2026 presso la Casa di Cura Prof. L. Cobellis di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento sul trattamento dell’obesità e sulla necessità di integrare le diverse possibilità terapeutiche, superando una visione che considera il percorso nutrizionale, i farmaci e la chirurgia bariatrica come soluzioni separate o contrapposte.
Particolare attenzione merita il ruolo della Casa di Cura Cobellis, una realtà sanitaria di riferimento per il territorio del Cilento e della provincia di Salerno, che contribuisce allo sviluppo dell’assistenza specialistica nel trattamento dell’obesità. La struttura è stata presentata nell’ambito dell’evento come «Centro di Eccellenza ad Alto Volume SICOB 2026», un riconoscimento che ne evidenzia il posizionamento nell’attività di chirurgia bariatrica e metabolica. La presenza di un centro specializzato sul territorio rappresenta una risorsa significativa per i pazienti con obesità severa, che necessitano di valutazioni multidisciplinari, trattamenti chirurgici appropriati e percorsi di assistenza continuativa.
La riflessione proposta in questo articolo nasce proprio dal tema centrale del convegno: come integrare le diverse strategie terapeutiche per offrire a ogni paziente il trattamento più appropriato, evitando soluzioni standardizzate e considerando la complessità individuale della malattia.
A questa riflessione si aggiunge un principio che ritengo fondamentale nella pratica professionale del biologo nutrizionista: il percorso nutrizionale e la modificazione dello stile di vita non rappresentano semplicemente una delle possibili alternative terapeutiche, ma costituiscono una componente indispensabile che deve accompagnare anche la terapia farmacologica e la chirurgia bariatrica.
I farmaci possono intervenire sui meccanismi biologici che regolano fame e sazietà. La chirurgia bariatrica può modificare profondamente l’anatomia e la fisiologia dell’apparato digerente, contribuendo a ottenere miglioramenti metabolici importanti. Nessuna di queste strategie elimina la necessità di un’alimentazione adeguata, dell’educazione nutrizionale e di un monitoraggio continuativo.
Un ulteriore aspetto, particolarmente rilevante nella pratica clinica quotidiana, riguarda i pazienti che presentano un’elevata resistenza al cambiamento. Si tratta di persone che, pur conoscendo i rischi dell’obesità e avendo spesso affrontato numerosi tentativi di dimagrimento, incontrano difficoltà persistenti nel modificare le proprie abitudini alimentari e comportamentali.
In questi casi, la scelta terapeutica non può dipendere esclusivamente dal peso corporeo o dall’indice di massa corporea, ma deve considerare anche la storia personale, le condizioni psicologiche, la disponibilità al cambiamento, le preferenze individuali e la possibilità concreta di partecipare al percorso di cura.
Partendo dagli argomenti al centro del convegno di Vallo della Lucania, l’articolo approfondisce quindi le tre principali strategie di trattamento dell’obesità, il ruolo trasversale e permanente dell’intervento nutrizionale e i criteri che possono orientare una scelta terapeutica personalizzata, con particolare attenzione ai pazienti che manifestano maggiori difficoltà nel cambiare il proprio stile di vita.
L’obiettivo è proporre una visione dell’obesità fondata sull’integrazione delle competenze, sulla collaborazione tra professionisti sanitari e sulla centralità del paziente, nella consapevolezza che il trattamento più appropriato non è necessariamente quello più intensivo, ma quello clinicamente indicato, condiviso e sostenibile nel tempo.
INDICE DEI PARAGRAFI
- L’obesità come malattia cronica e non come mancanza di volontà
- Le tre possibilità terapeutiche e il ruolo centrale della nutrizione
- Il percorso nutrizionale come componente permanente della cura
- Le nuove terapie farmacologiche associate all’intervento nutrizionale
- La chirurgia bariatrica e la necessità del supporto nutrizionale
- La resistenza al cambiamento e le sue cause
- Come scegliere il trattamento in base alla tipologia di paziente
- Il paziente con elevata resistenza al cambiamento
- Il ruolo del biologo nutrizionista e dell’équipe multidisciplinare
- Un modello decisionale condiviso
- Conclusioni
1. L’OBESITÀ COME MALATTIA CRONICA E NON COME MANCANZA DI VOLONTÀ
L’obesità deriva dall’interazione di fattori biologici, genetici, ambientali, comportamentali e sociali.
La regolazione del peso corporeo coinvolge complessi meccanismi neuroendocrini che controllano fame, sazietà, dispendio energetico e risposta agli alimenti.
Quando una persona perde peso, l’organismo può attivare adattamenti fisiologici che favoriscono il recupero dei chilogrammi perduti. Possono verificarsi un aumento della fame, modificazioni dei segnali ormonali e una riduzione del dispendio energetico.
Questo spiega perché mantenere il dimagrimento possa risultare più difficile rispetto alla perdita iniziale di peso.
Attribuire l’obesità esclusivamente alla mancanza di disciplina personale significa ignorare una parte importante della sua fisiopatologia.
Anche la gravità della malattia non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso l’indice di massa corporea, o BMI. Occorre considerare la distribuzione del grasso corporeo, le complicanze metaboliche, le limitazioni funzionali, la qualità della vita e le condizioni psicologiche associate.
Il paziente deve essere considerato nella sua complessità, evitando che il peso corporeo diventi l’unico indicatore del successo terapeutico.
2. LE TRE POSSIBILITÀ TERAPEUTICHE E IL RUOLO CENTRALE DELLA NUTRIZIONE
La gestione dell’obesità comprende tre grandi ambiti di intervento.
Il primo è rappresentato dal percorso nutrizionale e comportamentale, associato alla promozione dell’attività fisica, alla gestione del sonno e alla modificazione dello stile di vita.
Il secondo comprende le terapie farmacologiche specificamente autorizzate per il trattamento dell’obesità, da utilizzare secondo indicazioni cliniche e sotto controllo medico.
Il terzo riguarda la chirurgia metabolica e bariatrica, indicata in pazienti selezionati sulla base della gravità della malattia, delle complicanze e del rapporto tra benefici e rischi.
Queste tre possibilità non devono essere interpretate come alternative equivalenti e indipendenti.
Il percorso nutrizionale costituisce la base comune dell’intero trattamento.
La terapia farmacologica si aggiunge al percorso nutrizionale quando esistono indicazioni cliniche appropriate.
La chirurgia bariatrica richiede un percorso nutrizionale specifico prima e dopo l’intervento, con adattamenti che possono essere necessari per tutta la vita.
In altri termini, non esistono tre percorsi completamente separati, ma differenti strategie terapeutiche accomunate dalla necessità di un’adeguata gestione nutrizionale.
Questo principio è coerente con le principali raccomandazioni internazionali, che considerano gli interventi sullo stile di vita una componente fondamentale della cura anche quando vengono impiegati farmaci o procedure chirurgiche.
È importante precisare che tale centralità non significa obbligare ogni paziente a superare numerosi tentativi dietetici prima di accedere ad altri trattamenti. Nei casi clinicamente appropriati, la terapia farmacologica o la valutazione chirurgica possono essere avviate precocemente, parallelamente al supporto nutrizionale.
3. IL PERCORSO NUTRIZIONALE COME COMPONENTE PERMANENTE DELLA CURA
L’intervento nutrizionale non dovrebbe essere identificato esclusivamente con la prescrizione di uno schema alimentare finalizzato alla perdita di peso.
Un percorso strutturato deve comprendere la valutazione delle abitudini alimentari, della composizione corporea, degli orari dei pasti, delle preferenze, delle condizioni familiari, delle difficoltà organizzative e del rapporto emotivo con il cibo.
L’obiettivo è costruire un’alimentazione sostenibile, nutrizionalmente adeguata e compatibile con la vita quotidiana.
Durante il dimagrimento è necessario prestare attenzione alla preservazione della massa muscolare, all’adeguatezza dell’apporto proteico, alla qualità degli alimenti e alla prevenzione delle carenze nutrizionali.
L’attività fisica, quando compatibile con le condizioni cliniche, contribuisce al mantenimento della funzionalità muscolare e della salute metabolica.
Il percorso nutrizionale deve inoltre prevedere una fase di mantenimento, spesso sottovalutata, nella quale l’obiettivo non è più soltanto perdere peso, ma consolidare comportamenti che permettano di gestire una malattia cronica.
Nei pazienti trattati farmacologicamente, il biologo nutrizionista può aiutare a garantire un’alimentazione adeguata anche quando l’appetito si riduce sensibilmente.
Nei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica, il supporto nutrizionale diventa ancora più specifico, perché occorre adattare quantità, consistenze, distribuzione dei pasti e apporti di nutrienti alla nuova condizione anatomica e funzionale.
Pertanto, il percorso nutrizionale non termina quando inizia una terapia farmacologica e non si conclude dopo un intervento chirurgico.
Cambia la sua organizzazione, ma rimane una componente essenziale dell’assistenza.
4. LE NUOVE TERAPIE FARMACOLOGICHE ASSOCIATE ALL’INTERVENTO NUTRIZIONALE
Le terapie farmacologiche hanno ampliato significativamente le possibilità di trattamento dell’obesità.
Tra i medicinali utilizzati secondo le rispettive autorizzazioni figurano agonisti del recettore GLP-1 e farmaci che agiscono su più vie ormonali coinvolte nella regolazione dell’appetito e del metabolismo.
Principi attivi come semaglutide e tirzepatide hanno dimostrato, in studi clinici randomizzati, una capacità di ridurre il peso corporeo superiore a quella osservata nei gruppi di confronto.
Nei principali studi, le riduzioni medie del peso sono risultate approssimativamente nell’ordine del 15% con semaglutide e fino a circa il 20% o più con alcuni dosaggi di tirzepatide, in popolazioni selezionate e durante trattamenti prolungati.
Questi risultati rappresentano medie sperimentali e non garantiscono lo stesso effetto nel singolo paziente.
I farmaci possono ridurre la fame, aumentare la sazietà e rendere più gestibile la riduzione dell’apporto energetico.
Questo effetto può risultare particolarmente utile nei pazienti che riferiscono fame persistente, difficoltà nel controllo delle porzioni o ripetuti recuperi del peso.
Ma ridurre l’appetito non significa automaticamente imparare a mangiare in modo equilibrato.
Una persona può assumere quantità inferiori di cibo e continuare ad avere un’alimentazione povera di proteine, fibre, vitamine o minerali.
Una riduzione marcata dell’introito alimentare può inoltre contribuire alla perdita di massa magra, soprattutto in assenza di un adeguato apporto proteico e di attività muscolare.
Per questo motivo, la terapia farmacologica deve essere accompagnata da un percorso nutrizionale personalizzato, che non costituisce un elemento facoltativo ma una componente della gestione complessiva.
Occorre inoltre considerare gli effetti indesiderati, le eventuali controindicazioni e la possibilità di recuperare peso dopo l’interruzione del trattamento.
La prescrizione e il monitoraggio farmacologico competono al medico. Il biologo nutrizionista contribuisce alla pianificazione alimentare, all’educazione nutrizionale e alla valutazione dei risultati nell’ambito delle proprie competenze.
5. LA CHIRURGIA BARIATRICA E LA NECESSITÀ DEL SUPPORTO NUTRIZIONALE
La chirurgia metabolica e bariatrica costituisce una delle strategie terapeutiche più efficaci per ottenere una perdita di peso consistente e duratura nei pazienti adeguatamente selezionati.
Le procedure più diffuse comprendono la sleeve gastrectomy e il bypass gastrico.
Oltre a modificare l’anatomia gastrointestinale, alcuni interventi determinano cambiamenti ormonali e metabolici che contribuiscono al controllo dell’appetito e al miglioramento della regolazione glicemica.
Le linee guida internazionali ASMBS/IFSO del 2022 raccomandano la chirurgia metabolica e bariatrica per persone con BMI pari o superiore a 35 kg/m², indipendentemente dalla presenza o dalla gravità delle comorbilità.
La considerano inoltre nei pazienti con BMI tra 30 e 34,9 kg/m² in presenza di malattia metabolica e, in determinate circostanze, quando i trattamenti non chirurgici non hanno prodotto risultati sufficienti.
Le indicazioni effettive devono essere valutate dal centro specialistico anche in relazione alle linee guida nazionali e alle caratteristiche individuali.
La chirurgia non rappresenta una soluzione che permette di interrompere il percorso nutrizionale.
Al contrario, richiede una gestione alimentare particolarmente attenta.
Prima dell’intervento è importante valutare lo stato nutrizionale, individuare eventuali carenze e preparare il paziente ai cambiamenti alimentari successivi.
Dopo l’intervento, l’alimentazione deve essere adattata progressivamente alle caratteristiche della procedura chirurgica.
Possono essere necessari pasti di piccolo volume, modificazioni delle consistenze, un’adeguata distribuzione delle proteine e supplementazioni di micronutrienti secondo il tipo di intervento.
Il monitoraggio deve considerare anche il rischio di carenze di ferro, vitamina B12, vitamina D, calcio e altri nutrienti.
La supplementazione e i controlli devono seguire protocolli specialistici, spesso per tutta la vita.
La chirurgia modifica l’apparato digerente e i meccanismi metabolici, ma non sostituisce l’educazione alimentare.
Il paziente deve imparare a gestire una nuova modalità di alimentazione e mantenere nel tempo un rapporto equilibrato con il cibo.
La continuità del supporto nutrizionale è quindi parte integrante della sicurezza e dell’efficacia del trattamento chirurgico.
6. LA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO: PERCHÉ ALCUNI PAZIENTI NON RIESCONO A MODIFICARE LE PROPRIE ABITUDINI
Uno degli aspetti più complessi nel trattamento dell’obesità riguarda la resistenza al cambiamento.
Esistono pazienti che comprendono i rischi associati all’eccesso di peso, conoscono le principali regole di una sana alimentazione e riconoscono la necessità di intervenire, ma continuano a incontrare difficoltà nel modificare il proprio comportamento.
Questa apparente contraddizione non deve essere interpretata automaticamente come mancanza di volontà.
La resistenza può derivare da esperienze ripetute di insuccesso, paura di nuove delusioni, alimentazione emotiva, depressione, ansia, stress cronico, disturbi del comportamento alimentare o difficoltà organizzative.
In altri casi, il cibo rappresenta una fonte abituale di gratificazione, conforto o regolazione delle emozioni.
Può inoltre verificarsi una condizione di ambivalenza: il paziente desidera perdere peso, ma contemporaneamente teme di rinunciare alle abitudini che gli procurano sicurezza e piacere.
Un ulteriore fattore è rappresentato dallo stigma legato al peso corporeo.
Esperienze di giudizio, colpevolizzazione o discriminazione possono compromettere la fiducia nei professionisti sanitari e ridurre la partecipazione ai programmi terapeutici.
La resistenza al cambiamento non è una caratteristica immutabile della persona. Può variare nel tempo e può essere affrontata attraverso interventi appropriati.
7. COME SCEGLIERE IL TRATTAMENTO IN BASE ALLA TIPOLOGIA DI PAZIENTE
La personalizzazione terapeutica richiede di distinguere la gravità clinica dell’obesità dalla disponibilità psicologica e pratica al cambiamento.
Un paziente con obesità senza complicanze rilevanti e buona motivazione può iniziare con un percorso nutrizionale e comportamentale strutturato, con obiettivi realistici e monitoraggio periodico.
Un paziente con obesità, fame intensa e risultati insufficienti nonostante un percorso adeguato può essere indirizzato a una valutazione medica per considerare una terapia farmacologica, mantenendo il supporto nutrizionale.
Un paziente con obesità severa, diabete di tipo 2 o altre complicanze importanti può necessitare di una valutazione specialistica precoce delle opzioni farmacologiche e chirurgiche, senza attendere necessariamente numerosi tentativi dietetici falliti.
Un paziente con alimentazione emotiva, abbuffate ricorrenti o sospetto disturbo del comportamento alimentare può richiedere una valutazione psicologica o psichiatrica specialistica integrata con il percorso nutrizionale.
Un paziente con elevata resistenza al cambiamento può beneficiare di un intervento graduale, basato sul colloquio motivazionale, sulla riduzione delle barriere e su obiettivi iniziali concretamente realizzabili.
In tutti questi casi, l’intervento nutrizionale rimane presente, ma viene adattato alle necessità individuali.
Non deve essere necessariamente identico per tutti, né assumere sempre la forma di una dieta ipocalorica rigida.
8. IL PAZIENTE CON ELEVATA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO: QUALE STRATEGIA ADOTTARE?
Questa tipologia di paziente merita particolare attenzione perché mette in discussione l’approccio tradizionale fondato prevalentemente sulla prescrizione alimentare.
Quando una persona presenta una resistenza molto elevata, aumentare la rigidità della dieta, moltiplicare le restrizioni o intensificare i richiami alla disciplina può risultare controproducente.
La prima fase dovrebbe essere dedicata alla comprensione delle difficoltà.
È necessario distinguere chi non riesce a cambiare per motivi biologici, chi presenta ostacoli psicologici, chi vive in un ambiente sfavorevole e chi non percepisce ancora il cambiamento come una propria priorità.
IL COLLOQUIO MOTIVAZIONALE
Il colloquio motivazionale è un approccio comunicativo che aiuta la persona a esplorare le proprie ambivalenze e a individuare ragioni personali per modificare il comportamento.
Il professionista non impone semplicemente una soluzione, ma facilita una riflessione sugli obiettivi, sulle difficoltà e sulle possibilità concrete di intervento.
Domande come «Quale aspetto della sua salute vorrebbe migliorare per primo?» oppure «Quale cambiamento ritiene realisticamente possibile nelle prossime settimane?» possono essere più utili di un generico invito a mangiare meno.
Il cambiamento può iniziare da obiettivi limitati, come regolarizzare un pasto, ridurre il consumo di bevande zuccherate o introdurre brevi periodi di movimento compatibili con le condizioni fisiche.
QUANDO CONSIDERARE I FARMACI
In alcuni pazienti, la fame persistente e l’elevata reattività agli stimoli alimentari rendono particolarmente difficile aderire a un piano nutrizionale.
Quando esistono indicazioni cliniche appropriate, una terapia farmacologica può contribuire a ridurre tali ostacoli biologici.
La riduzione dell’appetito può creare condizioni più favorevoli per lavorare sulle abitudini alimentari.
Non è però corretto considerare il farmaco una soluzione automatica alla resistenza psicologica.
Una persona può mangiare meno grazie al trattamento senza aver necessariamente modificato il rapporto emotivo con il cibo.
Per questo motivo, il trattamento farmacologico deve essere accompagnato da educazione nutrizionale e, quando necessario, da supporto psicologico.
QUANDO CONSIDERARE LA CHIRURGIA
Nei pazienti con obesità severa e importanti complicanze metaboliche, la chirurgia può essere una scelta appropriata anche quando precedenti percorsi nutrizionali non hanno prodotto risultati duraturi.
Non dovrebbe però essere proposta semplicemente perché il paziente è considerato poco collaborativo.
La chirurgia modifica profondamente la fisiologia digestiva e metabolica, ma non elimina automaticamente comportamenti disfunzionali, difficoltà emotive o problemi di adesione alle cure.
Una persona che presenta difficoltà a seguire controlli, assumere supplementazioni o rispettare le indicazioni postoperatorie necessita di una valutazione particolarmente attenta.
L’obiettivo non è escluderla automaticamente, ma identificare le difficoltà e predisporre il supporto necessario prima e dopo l’intervento.
Anche in questa situazione, il percorso nutrizionale rimane indispensabile, sebbene debba essere adattato alla capacità di partecipazione del paziente.
9. IL RUOLO DEL BIOLOGO NUTRIZIONISTA E DELL’ÉQUIPE MULTIDISCIPLINARE
Il biologo nutrizionista svolge un ruolo importante nella valutazione delle abitudini alimentari, nella pianificazione nutrizionale e nel monitoraggio dei risultati.
La sua attività può accompagnare il paziente prima, durante e dopo un eventuale trattamento farmacologico o chirurgico, nel rispetto delle competenze professionali.
Nei pazienti con elevata resistenza al cambiamento assume particolare importanza la continuità della relazione terapeutica.
La visita non dovrebbe essere interpretata esclusivamente come un momento di verifica del peso o del rispetto della dieta, ma come un’occasione per comprendere i progressi, analizzare le difficoltà e ridefinire gli obiettivi.
La collaborazione con il medico di medicina generale, l’endocrinologo, il diabetologo, lo psicologo e il chirurgo bariatrico permette di affrontare aspetti differenti della stessa malattia.
Il medico valuta le condizioni cliniche, prescrive eventuali terapie farmacologiche e indirizza verso gli specialisti appropriati.
Lo psicologo o lo psicoterapeuta interviene quando sono presenti difficoltà emotive, comportamentali o psicopatologiche che richiedono competenze specifiche.
Il chirurgo bariatrico valuta l’appropriatezza, i benefici e i rischi delle procedure chirurgiche.
Il biologo nutrizionista contribuisce a trasformare le indicazioni terapeutiche in comportamenti alimentari concretamente applicabili.
La qualità dell’assistenza dipende anche dalla capacità di questi professionisti di condividere informazioni, obiettivi e strategie.
10. UN MODELLO DECISIONALE CONDIVISO PER LA GESTIONE DELL’OBESITÀ
Un modello pratico può essere costruito considerando due dimensioni principali: la complessità clinica e la disponibilità al cambiamento.
Quando la complessità clinica è contenuta e la disponibilità al cambiamento è elevata, un percorso nutrizionale e comportamentale strutturato può rappresentare la strategia iniziale.
Quando la complessità clinica è elevata e la disponibilità al cambiamento è buona, può essere appropriato valutare precocemente farmaci o chirurgia, sempre insieme al supporto nutrizionale.
Quando la complessità clinica è contenuta ma la disponibilità al cambiamento è bassa, è utile concentrarsi inizialmente sul colloquio motivazionale, sui piccoli obiettivi e sulla rimozione delle barriere.
Quando sono presenti sia elevata complessità clinica sia forte resistenza al cambiamento, diventa particolarmente importante una presa in carico multidisciplinare, capace di integrare il supporto motivazionale con la valutazione tempestiva delle terapie mediche o chirurgiche.
Questo modello è orientativo e non rappresenta un algoritmo clinico validato.
La scelta non deve dipendere soltanto dalla motivazione. Un paziente molto motivato può necessitare della chirurgia, mentre un paziente poco motivato può trarre beneficio da un intervento nutrizionale iniziale ben strutturato.
È inoltre necessario distinguere la disponibilità a modificare le abitudini dalla capacità di partecipare in sicurezza a un trattamento.
Un paziente poco disponibile a seguire una dieta restrittiva potrebbe essere interessato a una terapia farmacologica. Un altro potrebbe preferire la chirurgia, ma avere bisogno di un percorso preparatorio per comprendere gli impegni postoperatori.
La decisione condivisa richiede informazioni comprensibili sui benefici attesi, sugli effetti indesiderati, sui rischi, sui costi, sulla durata delle terapie e sulle conseguenze di una loro eventuale interruzione.
Deve inoltre essere prevista una rivalutazione periodica. Una strategia inizialmente appropriata può richiedere modifiche quando cambiano le condizioni cliniche, le preferenze o le possibilità concrete del paziente.
Il principio centrale rimane che la nutrizione non rappresenta una quarta scelta da aggiungere alle altre, né una semplice fase preliminare.
Costituisce la componente comune che accompagna tutte le strategie terapeutiche.
11. CONCLUSIONI
La gestione moderna dell’obesità richiede il superamento dell’idea che esista un unico percorso terapeutico valido per tutte le persone. Intervento nutrizionale, terapie farmacologiche e chirurgia metabolica e bariatrica rappresentano strumenti differenti, ma non completamente separati. Il percorso nutrizionale e la modificazione dello stile di vita costituiscono una componente indispensabile dell’assistenza, sia quando vengono utilizzati come intervento principale, sia quando accompagnano una terapia farmacologica o un trattamento chirurgico. I farmaci possono contribuire a regolare fame e sazietà, mentre la chirurgia può modificare profondamente i meccanismi metabolici e digestivi. Nessuna di queste strategie elimina la necessità di un’alimentazione adeguata, dell’educazione nutrizionale e del monitoraggio a lungo termine. Nei pazienti con elevata resistenza al cambiamento, l’obiettivo non è imporre una soluzione, ma costruire condizioni che rendano possibile una partecipazione consapevole e continuativa alle cure. La scelta terapeutica più appropriata nasce dall’integrazione tra valutazione clinica, evidenze scientifiche, preferenze individuali e collaborazione multidisciplinare. Il successo non consiste soltanto nella perdita di peso, ma nel miglioramento della salute e nella capacità di mantenere nel tempo i benefici raggiunti.
DISCLAIMER
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Le informazioni hanno finalità esclusivamente divulgative e non costituiscono una diagnosi, una prescrizione terapeutica o un parere medico individuale. Non sostituiscono la valutazione del medico, del biologo nutrizionista o di un altro professionista sanitario qualificato.
GLOSSARIO
Obesità. Malattia cronica caratterizzata da un eccesso di adiposità che può compromettere la salute.
BMI. Indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri.
Resistenza al cambiamento. Insieme di difficoltà, ambivalenze e ostacoli che possono interferire con la modificazione dei comportamenti.
Colloquio motivazionale. Metodo comunicativo collaborativo finalizzato a favorire la motivazione personale e l’autonomia decisionale.
GLP-1. Ormone intestinale coinvolto nella regolazione della glicemia, dell’appetito e della sazietà.
Chirurgia bariatrica. Insieme di procedure chirurgiche utilizzate nel trattamento dell’obesità, con effetti sul peso corporeo e sul metabolismo.
Decisione condivisa. Processo nel quale professionista e paziente valutano insieme le opzioni terapeutiche, integrando evidenze scientifiche, rischi, benefici e preferenze personali.
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- Jastreboff AM e collaboratori. Tirzepatide Once Weekly for the Treatment of Obesity. New England Journal of Medicine, 2022. https://doi.org/10.1056/NEJMoa2206038
- Rubino F. e collaboratori. Definition and diagnostic criteria of clinical obesity. The Lancet Diabetes & Endocrinology, 2025. https://doi.org/10.1016/S2213-8587(24)00316-4
- World Health Organization. Obesity and overweight. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/obesity-and-overweight
👨⚕️ DR ORICCHIO GENNARO
🧬 BIOLOGO 🍽️ NUTRIZIONISTA – 👨⚕️ ANALISTA DELLA SALUTE
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